01/03/2005
"PARSIFAL" di RICHARD WAGNER
STAGIONE LIRICA 2004-2005
"Parsifal" di Richard Wagner al Teatro La Fenice
La sesta opera programmata per la Stagione Lirica 2004-2005 sarà Parsifal di Richard Wagner, al Teatro La Fenice, nei giorni 12, 15, 18, 20 e 23 marzo 2005. Il nuovo allestimento proporrà regia, scene e costumi di Denis Krief; Orchestra e Coro del Teatro La Fenice saranno diretti da Gabor Ötvös ; direttore del Coro è Emanuela Di Pietro. Il cast comprende: Wolfgang Schöne, Amfortas; Ulrich Dünnebach, Titurel; Matthias Hölle, Gurnemanz; Ian Storey, Parsifal; Mikolaj Zalasinski, Klingsor; Doris Soffel, Kundry.
La feroce critica mossa da Nietzsche a quello che gli appariva come un voltafaccia di Wagner, rispetto a Tristan und Isolde e alla Tetralogia, è stata più volte confutata dagli esegeti, che hanno indicato le radici del Parsifal in diversi temi della precedente vicenda creativa wagneriana. Del «puro folle» (secondo la discutibile etimologia indiana di «Parsifal» proposta da Wagner) si è osservata la somiglianza con il più «muscolare» Siegfried, altro grande «ingenuo» del teatro wagneriano. Si è rammentato poi come in una delle ipotizzate conclusioni del Tristan, Wagner avesse previsto l’impiego di Parsifal come Deus ex machina redentore del notturno eroe dal dolore d’una ferita – ferita, fondamentalmente, del vivere. Si è sottolineato inoltre come, proprio durante la gestazione del Tristan, Wagner si fosse avvicinato alla lettura del modello letterario assunto per il Parsifal: il Parzival di Wolfram von Eschenbach. Si è notato, infine, come la tipica abitudine drammaturgica wagneriana di esplicitare gli antefatti, colleghi, a più di trent’anni di distanza, Parsifal a Lohengrin, dal momento che al termine di quel dramma lo sconosciuto eroe rivelava la propria identità di figlio di Parsifal e cavaliere del Graal. Assodata la continuità d’un’esperienza e d’una personalità creativa, dovrebbe esser chiaro a tutti che «continuità » non esclude «evoluzione», ma si unisce, si mescola ad essa. Se dunque Nietzsche aveva almeno un po’ esagerato nella provocazione, nelle sue parole c’era qualcosa di vero. È in effetti osservabile, nel contenuto poetico del Parsifal, un tratto che può apparire persino regressivo: le «soluzioni» fino ad allora prospettate nei vari drammi musicali potrebbero, durante la gestazione dell’ultimo suo capolavoro, esser state considerate da Wagner nulla più che illusioni, incapaci d’intaccare il nodo centrale del «problema» del vivere e della sua inquietudine.
A queste problematiche Parsifal risponde in una maniera che a Nietzsche parve inaccettabile e che si manifesta anche negli aspetti apparentemente regressivi della partitura, col diatonico «ritorno all’ordine» di molte pagine dei due atti esterni, i quali, sulla scia dei Meistersinger, evidenziano un rapporto con la grande tradizione musicale tedesca: a partire dall’inesauribile repertorio del corale luterano e bachiano, agiscono sul Parsifal il modello degli oratori di Haydn e della Nona di Beethoven, del Christus e della Dante-Symphonie di Liszt, delle Faust-szenen di Schumann, perfino del Deutsches Requiem di Brahms (già : proprio il capolavoro corale da Wagner sprezzantemente definito come nulla più che una «parodia» del Messiah di Händel). Si tratta d’una «regressione» ambivalente perché ogni nota del Parsifal ci dice che Wagner non stava ripristinando il passato, semmai andava rendendosi conto di quanti e quali stimoli esso ancora potesse offrire in una prospettiva diversa da quella sviluppata fino ad allora: prospettiva che aveva conosciuto nel Tristan una sorta di non plus ultra, personale e storico. A far da contraltare ai due atti esterni ricorrono, «voce» del sinistro Klingsor, stilemi maggiormente connotati di modernità , fino alla svolta storica impressa proprio dal Parsifal: il cromatismo e la sfuggente mobilità armonica. Con l’ambivalenza estetica e stilistica convive, nel Parsifal, quella “ideologica†e privata sul trascendente, che accompagnò Wagner per tutta la vita.
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