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Il Selva apparteneva a quel gruppetto di concorrenti che presentarono anche uno schema di decorazione nel proprio modello ligneo presentato alla giuria, modello che è l'unico che a tutt'oggi si sia conservato. Da esso vediamo come egli prevedesse di inserire un riquadro con " Apollo e le Muse che civilizzano l'umanità " sulla facciata verso il canale, mentre quella verso San Fantin avrebbe dovuto essere ornata con scene di " Apollo e Marsia " e di " Orfeo che ammansisce Cerbero ". Detti riquadri avrebbero dovuto, secondo il progetto, essere prodotti a fresco, in quanto, come osservava nella relazione alla giuria, " sarebbe desiderabile che tal modo di dipingere sol proprio della veneta scuola ritornasse parcamente anche all'esterno delle fabbriche ."
Per quanto riguarda le decorazioni del soffitto, il modello del Selva opta per una semplice struttura a intreccio che forma motivi di losanga, incorniciata da una rigogliosa corona vegetale. Dove l'influsso esercitato sull'architetto dall'esempio del Teatro Valle di Roma, e soprattutto dalla Scala di Milano è evidente.
La commissione giudicatrice composta da Simone Stratico, esperto in architettura navale e civile e docente di fisica all'università di Padova, dal padre somasco Benedetto Buratti, cui si riconosceva una buona conoscenza dell'architettura, e dallo scenografo e pittore Francesco Fontanesi, lo stesso che con Pietro Gonzaga contribuirà all'allestimento dei Giuochi d'Agrigento il 16 maggio 1792, si attirò critiche ferocissime da parte dell'opinione pubblica, aizzata in ciò anche dal partito dei fedelissimi del teatro di San Beneto, poco disposti a veder con favore la nascita di un potenziale concorrente. Il montare delle critiche non rallentò comunque i lavori di costruzione iniziati prontamente sotto la direzione del Selva, ma spinse la commissione a distinguere l'affidamento dell'incarico dal premio in denaro promesso, che venne consegnato al Bianchi il quale, in questo modo, vinceva il concorso ma non realizzava l'opera.
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