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Storia del teatro

1790

I lavori e le polemiche

1789
Le demolizioni degli edifici che sorgevano sull'area destinata ad ospitare la nuova costruzione iniziarono nell'aprile del 1790 sotto la supervisione di Antonio Solari, ed i lavori, eseguiti con esemplare rapidità, furono portati a termine nell'aprile 1792, consentendo che il 16 maggio, festa della Sensa, il teatro venisse ufficialmente inaugurato con " I Giuochi d'Agrigento" del conte Alessandro Pepoli.

Ma la velocità dei tempi di costruzione non smorzò le polemiche dei gruppi contrari al nuovo teatro, i quali, anzi, puntarono le loro critiche sul lievitare oltre ogni dire delle spese rispetto agli iniziali quattrocentomila ducati preventivati.


Polemiche e critiche attestate dal fiorire di sonetti ( Belle pietre, bei legnami / Bassa orchestra, i Palchi infami / Scale nuove d'invenzion / Per taverna e per preson / Carta impressa tutta intorno / Remondini de Bassan / Rode e macchine inventae / Perché tutto vada pian / Gran speranza, gente assae / E assai pochi battiman ) e da motti satirici, e perfino dagli strali che colpirono l'innocente scritta SOCIETAS che ancora appare sulla facciata dell'edificio, in cui si voleva leggere Sine Ordine Cum Irregularitate Erexit Theatrum Antonius Selva .


Con la realizzazione della Fenice si può dire venisse a concretizzarsi un ampio programma di intellettualità illuministica settecentesca che con l'architettura e le opere pubbliche coltivava il disegno di promuovere l'idea di riforma.


Una cerchia il cui animatore era quell'Andrea Memmo che tanto aveva sostenuto l'idea del nuovo teatro e che sarebbe morto procuratore di San Marco nel 1793. Si veniva a concretizzare, in altre parole, l'ideale di un teatro repubblicano che si proponeva una uguaglianza effettiva dei palchi e comunicava il suo rigore attraverso l'austerità dei suoi ornamenti, eseguiti, di certo in accordo con il Selva, dallo scenografo emiliano Francesco Fontanesi (1751-1795). Fatto quest'ultimo annunciato dalla "Gazzetta Urbana Veneta" già il 26 novembre 1791, che quel giorno annotava come " cominciano ad interessare le notizie intorno al magnifico Teatro novissimo, che rapidamente s'accosta al suo compimento. E' sollecitato al suo ritorno in questa Città il celebre Sig. Cav. Fontanesi che deve dipingerlo ." Un ideale egualitario abbandonato in seguito in ossequio ai nuovi tempi dallo stesso Selva il quale, per far largo nel 1808 al palco reale per Napoleone, avrebbe modificato la parte dei palchi centrali ricorrendo anche a decorazioni di mano di Giuseppe Borsato.

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