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Storia del teatro

1792 ( l )

Le cronache del tempo

1792
Comunque, agli occhi degli spettatori che poterono partecipare alla serata di inaugurazione il 16 maggio 1792, o almeno per il cronista della "Gazzetta Urbana Veneta" la decorazione della Fenice ". .. ha tutti i requisiti che son necessarj all'effetto; chiarezza di tinte, armonia, solidità e leggerezza cose difficili a combinarsi, e che mirabilmente s'uniscono in questo lavoro ... Il soffitto a volta è d'una curva poco ascendente, ma che per artifizio della pittura par che sollevisi oltre i suoi limiti. Nella grande aperturta del mezzo vedesi un cielo con diversi Genj aventi i simboli allusivi al soggetto. Resta talmente leggiero che sembra realmente aperto. Lo scomparto e gli ornamenti di questa pittura son del più puro e fino carattere, e consistono in bassi rilievi, rosoni, e arabeschi di gusto antico.

Li parapetti de' palchetti non son divisi in tanti quadretti della larghezza di ogni palco, come ordinariamente suol farsi, ma formano un fregio che gira all'intorno di ciascun ordine. Piace moltissimo la qualità del rabesco, ed il rilievo che mostra. Sembra che non interamente soddisfi la qualità della tinta; ma siccome il tutto insieme riesce d'aggradimento comune, così non si potrebbe decidere se una diversa maniera di questa parte potrebbe egualmente contribuire al Bello totale che ammirasi. Tutti li 174 palchi componenti questo Teatro sono simili perfettamente. Una doppia riquadratura di cornici di rilievo, de' fondi chiari, con piccoli meandrini ridotti da un esatto finimento, resi luminosi da una sufficiente vernice che non abbaglia, adornano il loro interno con eleganza, e chiarezza.

La grand'apertura della Scena formata da un architrave e da due pilastroni di finissimo intaglio, è come la cornice del quadro, che divide la scena dal Teatro, tutto è dorato ad oro di zecchino massiccio, che lega con quello sparso per il resto del Teatro nella soffitta, ne' parapetti, e nelle cornici degli interni palchetti."

E' sempre lo stesso giornale a dirci che il nuovo Teatro poteva disporre di due sipari : "Il primo del Sig. Cav. Fontanesi che s'innalza al cominciare dell'Opera, e si abbassa al suo fine, rappresenta un Arazzo sul carattere di quelli di Gobelen. V'ha un gran fregio quadrato all'intorno su cui scherza vagamente un festone di fiori su fondo d'oro al natural coloriti. Nel mezzo è rappresentata l'Armonia tirata in cocchio da due cigni. Vedesi una nuvola che sale sulla quale Venere, Amore, e le tre Grazie. Dietro al carro appariscono le Arti, e dall'opposta parte diversi Genietti in atteggiamento di scherzo con simboli adattati al soggetto. Il fondo presenta un luogo d'amenità.

L'altro che serve all'intervallo degli Atti, è del nostro Sig. Gonzaga d'un genere affatto diverso ed egualmente bello, e superbo. N'è il disegno eccellente, e la pittura di mano maestra. Rappresenta una rotonda per angolo, di cui veggonsi due lati. La cornice corintia è sostenuta da due giri di colonne fra le quali appariscono le statue de' più eccellenti Poeti Greci tragici,e comici. Le figure della più evidente naturalezza sono di Sacerdoti, di Sacrificatori, di Muse, di Genj, d'Arti; ecc. il tutto sì ben inteso, sì perfettamente disposto, sì egregiamente colorito, che non potrebbe fare miglior effetto per l'illusione da cui nasce l'ammirazione, e il diletto ."

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