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Storia del teatro

1792 ( ll )

Le critiche e i consensi

1792
Oltre alla sala, la Fenice del 1792 vedeva la decorazione dell'atrio ad affresco e stucchi, con figure campite su fondi chiari, definito "bellissimo" da Antonio Diedo. Una scalinata imponente portava al piano superiore dove erano le sale da ritrovo, compresa quella da ballo, le cui pareti, scandite da lesene corinzie, erano impreziosite da grandi specchiere.

Gli architetti che parteciparono al concorso in genere trascurarono il problema della progettazione della facciata e della sua decorazione. Solo il Selva dichiarò che " nel nominato Prospetto ho studiato di evitare la rappresentazione del Tempio, e della Casa, e l'ho simboleggiato per l'uso che deve avere". Ed in effetti la facciata presenta una soluzione di grande coerenza, dal momento che tutti gli elementi decorativi la definiscono inequivocabimente come fronte di teatro com'era nella sua volontà.

Difficile dire a chi possano essere attribuite le decorazioni, anche se sembra si possa parlare di " scuola bolognese ". Forse l'autore delle due Muse in pietra tenera può essere stato lo scultore Giovanni Ferrari, dal momento che non mancano analogie con la serie degli uomini illustri scolpite dal medesimo per il Prato della Valle a Padova. Di certo opera del giovane tagliapietra Domenico Fadiga, invece, i rilievi. Anche alla facciata di terra, come già alla sala teatrale, non vennero risparmiate critiche malevole, mentre unanimemente apprezzata fu invece l'entrata dal Rio Menuo, con il suo portico a bugnato e le grandi finestre che portavano luce al palcoscenico.

Questo, per sommi capi, il tanto atteso nuovo teatro di Giannantonio Selva che, dal punto di vista delle funzioni, doveva essere uno spazio per la commedia e per l'opera musicale, destinato ad essere cancellato dall'incendio del 13 dicembre 1836. Dal racconto degli ingegneri Tommaso e Giambattista Meduna si apprende che verso le tre di quella notte il guardiano venne svegliato " ... dal denso fumo che aveva invaso la stanza, ed affacciatosi alla finestra prospettante la scena, vide appreso il fuoco. Sbigottito dalla paura, più presto cercò di sottrarsi al pericolo, che di fare osservazioni. Il clamore delle di lui grida fu accresciuto dalle altre del custode, il quale svegliatosi, vi accorse dall'abitazione contigua.

Alle voci di allarme, dischiuse d'impeto le porte, vi entrarono i pompieri dal prossimo quartiere pronti a soccorrere.... ma intanto il fuoco, fatta baldoria, nelle quinte della scena e nelle tele ... e trovata esca nei riseccati legnami ingargliardiva e si estendeva così rattamente da non lasciar tempo. La tetra luce, onde venivano in quella notte rischiarati gli edifizii della città e le isole sorgenti dalla laguna d'intorno formava un tristissimo quadro. Gli abitatori delle case prossime atterriti fuggivano, correndo per le vie, e si ricoveravano in altre che danno sicuro asilo. "

Il fuoco, provocato da una stufa austriaca di recente installazione, durò tre giorni e tre notti, e focolai incandescenti furono scoperti tra le ceneri fino al diciottesimo giorno.

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