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La nuova decorazione suscitò pareri non sempre concordi. Per la "Gazzetta Privilegiata di Venezia" del 28 dicembre 1837 , "... veramente sarebbe cosa difficile il veder nulla di più vago e ridente della nuova sala della Fenice. V'ha non solo quale dilicatezza di tinte ed armonia di splendori che l'animo, entrando, ne rimane come preso e allegrato."
E parlando del proscenio " il soffittino è una gemma, in cui la grazia e la bellezza della idea egrave; pari alla felicità dell'esecuzione. Ha in esso alcuni scompartimenti a finto rilievo in cui la illusione dell'occhio si puó dire veramente perfetta. Alla quale semplicità della pittura corrisponde e armonizza la semplicità delle cortine di seta d'un cotal chiaro cilestro, che aiuta mirabilmente l'effeto della pittura, e ci accresce quel non so che di fresco e leggiero che vi si ammira."
Ben diverso il parere del cronista del milanese "Pirata" per il quale " il rinnovato teatro è bello, gentile, galante, ma perché sovrabbonda in gentilezza ed in galanteria manca secondo il mio modo di vedere, di quel bello imponente che la vastità , e la natura del luogo richiederebbero. Tutto tutto bianco con ornati d'oro frammezzati da piccoli quadri a figure in tinte leggerissime, e gli ornati essendo pur essi leggerissimi si ha un tutto che risplende per una luce minuta la quale si confonde quasi fra quella d'un ornato e quella di un altro, e se attrae seducentemente l'occhio non lo fissa in nessun luogo, su nessun oggetto, e quando lo alza alla volta vi trova pure lo stesso minuto splendore, e solo colà puó fissarsi nella stella a color bronzo in oro da cui pende una bella lumiera abbastanza ben illuminata. Le cortine poi dei palchi seguitando l'adottato sistema di gentilezza, e di galanteria sono d'un colore celeste chiaro assai, che smarrisce allo splendore della lumiera, della ribalta, e dell'orchestra per cui quei palchi appajono ornati di stoffa d'un bianco che sentí le ingiurie del tempo. Il palco imperiale è meschinissimo in tutta l'estensione del termine sí per la ristrettezza dello spazio che occupa, che per gli addobbi ond'è vestito."
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