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Favorevole fu il commento di Tommaso Locatelli della "Gazzetta Ufficiale di Venezia" al lavoro del Meduna, mentre di tono diverso fu l'articolo apparso nel giornale "I Fiori", che ebbe a pubblicare che " primo dovere ... dell'artista-decoratore di un teatro è quello di decorarlo in modo che non nuocia all'effetto della scena, e ognun sa che i troppo smaglianti colori della sala, le soverchie dorature ... e la bocca-scena troppo vivace e seducente, sono elementi che militano a scapito dell'effetto delle sceniche decorazioni, scemano l'illusione, e stancano la vista dell'osservatore. Da questo lato il nostro splendido e rinnovato teatro può trovare qualche censura. La profusione delle dorature e delle inargentature, la loro imbrunitura brillante; la sovrabbondanza di fiori dipinti, i tanti medaglioni o patere, a colori che distraggono lasciando pochi riposi; tutto ciò, fatto più ardito da un'illuminazione splendida, può abbagliare, può piacere, abbaglia anzi e piace; ma non è forse ligio alle buone regole dell'arte decorativa, avverso forse alla regola di ben ragionata decorazione teatrale."
Da parte sua, e probabilmente con maggior spirito critico, Pietro Selvatico osservò come lo stile " invece di essere, come pretenderebbe, un rococò alla Luigi XV, è un'accozzaglia di sfarzose ornature barocche sovrapposte alla rigida linea classica ..... Nè con questo intendo dire che manchi di sfarzosa eleganza il Teatro la Fenice; non intendo scemar credito a parecchi ornamenti benissimo immaginati; intendo solo dire che tutte quelle decorazioni non concordano colla vecchia ossatura classica che si volle lasciar intatta."
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