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Storia del teatro

1854 ( ll )

Pro e contro il Meduna

1854
Il Teatro venne riaperto la sera di Santo Stefano del 1854 " al pubblico impaziente e curioso in tutto lo splendore della sua appariscente bellezza " con la rappresentazione del "Marco Visconti" di Domenico Bolognese su musica di Enrico Petrella. A lavorare al restuaro furono chiamati artisti veneziani come il pittore Leonardo Gavagnin, l'ornatista Giuseppe Voltan, lo stuccatore Osvaldo Mazzoran, mentre Pietro ed Antonio Garbato con Alessandro Dal Fabbro si occuparono della mobilia e degli intagli.

Favorevole fu il commento di Tommaso Locatelli della "Gazzetta Ufficiale di Venezia" al lavoro del Meduna, mentre di tono diverso fu l'articolo apparso nel giornale "I Fiori", che ebbe a pubblicare che " primo dovere ... dell'artista-decoratore di un teatro è quello di decorarlo in modo che non nuocia all'effetto della scena, e ognun sa che i troppo smaglianti colori della sala, le soverchie dorature ... e la bocca-scena troppo vivace e seducente, sono elementi che militano a scapito dell'effetto delle sceniche decorazioni, scemano l'illusione, e stancano la vista dell'osservatore. Da questo lato il nostro splendido e rinnovato teatro può trovare qualche censura. La profusione delle dorature e delle inargentature, la loro imbrunitura brillante; la sovrabbondanza di fiori dipinti, i tanti medaglioni o patere, a colori che distraggono lasciando pochi riposi; tutto ciò, fatto più ardito da un'illuminazione splendida, può abbagliare, può piacere, abbaglia anzi e piace; ma non è forse ligio alle buone regole dell'arte decorativa, avverso forse alla regola di ben ragionata decorazione teatrale."


Da parte sua, e probabilmente con maggior spirito critico, Pietro Selvatico osservò come lo stile " invece di essere, come pretenderebbe, un rococò alla Luigi XV, è un'accozzaglia di sfarzose ornature barocche sovrapposte alla rigida linea classica ..... Nè con questo intendo dire che manchi di sfarzosa eleganza il Teatro la Fenice; non intendo scemar credito a parecchi ornamenti benissimo immaginati; intendo solo dire che tutte quelle decorazioni non concordano colla vecchia ossatura classica che si volle lasciar intatta."

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