Nel centenario della nascita (Marsiglia, 1927) e nel ventesimo anniversario della scomparsa (Losanna, 2007), La Fenice rende omaggio a Maurice Béjart, proponendo una trilogia di balletti, a celebrare la creatività del grande coreografo e l’assoluta unicità della sua arte, vera pietra miliare nella storia della danza. Il Béjar Ballet Lausanne – di cui, tra l’altro, ricorre il quarantennale della fondazione (1987) – esegue tre straordinarie creazioni di Béjart, ispirate ad altrettanti capolavori della musica. Serait-ce la Mort? – da Vier letzte Lieder: musica di Richard Strauss, testi da Hermann Hesse e Joseph von Eichendorff – è un viaggio profondo e introspettivo, nel corso del quale un uomo, sul limitare della morte, ricorda le quattro donne più importanti da lui amate, ciascuna delle quali è legata a un particolare momento della propria esistenza. L’uccello di fuoco – ispirato alla Suite orchestrale, ricavata dall’omonimo balletto di Igor Stravinsky –, eliminando l’immaginario esotico tipico della fiaba russa, si concentra su una metafora rivoluzionaria e universale: i ballerini indossano divise unisex blu ispirate alla Cina maoista, mentre al centro della scena brilla la Fenice – simbolo di rinascita, amore ed inestinguibile energia –, che qui incarna l’ideale del Partigiano. Boléro – su musica tratta dall’omonima composizione di Maurice Ravel – è uno dei balletti più celebri del XX secolo: la coreografia è strutturata attorno a una figura centrale (la Melodia) che danza sopra un grande tavolo circolare rossastro, intorno al quale un gruppo di ballerini (il Ritmo), inizialmente immobile, si lascia gradatamente contagiare dalla musica, fino a raggiungere nel finale un culmine di energia.