“Cuba Danza” - Alla Havana il balletto parla anche italiano (presentazione libro)
Una conferenza con proiezioni video di e con
lun 23.11.2020

La parola danza, a Cuba, è un universo tanto vasto che è una grande sfida raccontarla, al di là del fascino di ritmi e di suoni e di corpi “nati per ballare” che abitano la Isla Grande dei Caraibi.
Prima della rivoluzione nazionalista di Fidel Castro, il focus dei governi coloniali e postcoloniali era sul lusso caribeño di cabaret come il Tropicana, sul richiamo dei locali notturni “del vizio”, dove bere, fumare, flirtare in nome di un eros allegramente debordante e multirazziale, o sui teatri per la borghesia bianca dove si mutuava il modello europeo di consumo culturale elitario con opere, concerti, balletti.
Dopo il 1959 il nuovo governo indirizza, promuove, autorizza, appoggia, controlla, finanzia e gestisce spettacoli e trattenimenti secondo una concezione che guarda anche alle culture orali non bianche che si riveleranno molto attraenti per i benvenuti flussi turistici verso le casse della bella e bisognosa Isla Grande del Caribe.
Nell’approccio alla complessità dell’oggi, frutto di tanti rivolgimenti, e per intendere la centralità pervasiva della danza e del corpo danzante a Cuba, è significativo un evento che ha unito i due estremi coreo-danzistici della realtà “g-locale” del meticciato isolano.
La mitica ballerina classica Alicia Alonso, come un capo di stato in trono, nel 2016 a oltre 95 anni, ha danzato con i piedi durante un “toque de tambores” dedicato a lei alla Habana, come “figlia illustre” e “prima ballerina assoluta”, nel luogo deputato della rumba, il Callejón de Hamel, rutilante dei colori dei suoi famosi murales.
La “leggenda vivente” Alicia, portabandiera oltreoceano della danza accademica bianca italo-francese, nata in Europa e portata negli USA dai transfughi russi, chiude il cerchio della transculturazione nel Caribe attraversando regalmente, con tutto il suo prestigio planetario, il ponte “proibito” con la cultura popolare degli schiavi, e ricevendo simbolicamente la chiave del luogo, un’opera firmata da Salvador González, autore della prima delle pitture policrome del Callejón.
I gruppi Rumba Morena e Los Ibeyes hanno evocato per la Alonso le divinità della religione Yoruba, la morte e la rinascita.
In questo raccordo tra scarpette da punta e piedi nudi, tra elevazione al cielo e percussione sulla terra, tra sacro e profano, tra bianco e nero, tra spontaneità e regola, tra innovazione e tradizione, si inscrive la vicenda caleidoscopica della danza a Cuba.
“Aché”, potere vitale nei riti Yoruba, è stato il grido augurale per Alicia Alonso alla fine di questa cerimonia che ha segnato una tappa storica nell’abbraccio tra mondi di ascendenze un tempo considerate incomunicanti. Hasta la danza siempre

LOCANDINA

L’autrice del libro, Elisa Guzzo Vaccarino – Gremese

sarà presente assieme a Franco Bolletta
responsabile artistico e organizzativo delle attività di danza della Fondazione Teatro La Fenice

 

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