Vai subito a:
Oltre che della ricostruzione dell'interno, i due ingegneri-architetti si occuparono anche delle decorazioni, fornendo indicazioni per il rifacimento anche dell'atrio e delle sale apollinee, che si erano salvate dalla distruzione del fuoco.
Questa volta Giuseppe Borsato non volle partecipare al concorso per la decorazione, probabilmente per favorire il suo congiunto Tranquillo Orsi, professore di prospettiva all'Accademia, che risultò vincitore. Questi ideò per il soffitto della sala una struttura vegetale a intreccio che, dipartendosi dal rosone centrale, costituiva una specie di pergolato, mentre medaglioni e figure di ispirazione ercolanese completavano la decorazione all'intorno.
Questo nel progetto, poiché in fase di realizzazione, cui collaborarono Sebastiano Santi e Luigi Zandomeneghi, fece la sua apparizione una fascia perimetrale con una serie di finti rilievi. A Giuseppe Borsato, invece, il governo affidò la decorazione del palco reale, realizzata con una coppia di cariatidi di legno dorato ed una corona imperiale da cui ricadevano cortine color cremisi. Tra le novità rilevanti introdotte nella struttura, si registrò l'arretramento dei pilastrelli dei palchi con il conseguente aggetto dei parapetti ed un beneficio per la visibilità.
Ma non solo, perché, come annotarono i fratelli Meduna, "... l'aggetto dei parapetti è la maggiore appariscenza delle signore, le cui attrattive fanno giocondo il teatro, e colla loro eleganza gli danno bell'ornamento: né si dubitò che tal effetto sarebbe mancato o scemato, quando esse, occupate meno dello spettacolo che del conversare, col discostarsi dalla sponda ne venissero occultate. Imperciocché non è unico loro fine il vedere, né vogliono che tornino vane, o rimangano inosservate le loro cure nell'abbigliarsi.
[ credits | Visite: ] - ©2004/2012 - Teatro La Fenice - Tutti i diritti riservati
Fondazione Teatro La Fenice
Campo S. Fantin 1965
30124 Venezia
Telefono 041786511
Call center 0412424